EPA SWMM consente di rappresentare la trasformazione afflussi–deflussi e il moto in reti di drenaggio, includendo sottobacini, nodi, condotte, manufatti e condizioni di scarico. L’affidabilità dei risultati dipende soprattutto dalla qualità della schematizzazione.

Costruzione del modello concettuale

Ogni modello richiede una descrizione coerente del sistema fisico. La suddivisione in sottobacini deve seguire, per quanto possibile, le reali linee di drenaggio e i punti di recapito. Superfici, pendenze, percentuali impermeabili, larghezze idrauliche e invasi superficiali vanno definiti con dati disponibili e ipotesi esplicite.

La rete è descritta tramite nodi e collegamenti: quote di fondo, lunghezze, sezioni, scabrezze, perdite localizzate e vincoli allo sbocco influenzano la propagazione dell’onda. Una geometria non coerente può produrre rigurgiti o pressurizzazioni non rappresentativi del sistema reale.

Scelta dell’infiltrazione e delle condizioni iniziali

La produzione di deflusso dalle superfici permeabili può essere valutata con diversi modelli di infiltrazione, fra cui Horton, Green–Ampt e Curve Number. I parametri devono derivare da caratteristiche idrologiche e pedologiche giustificate. In aree quasi completamente impermeabili è comunque opportuno verificare le ipotesi di depression storage e le eventuali superfici che drenano verso zone permeabili.

Le condizioni iniziali possono incidere sul volume di deflusso e sul comportamento di eventi successivi; occorre quindi dichiarare se si simula un evento isolato o una sequenza meteorica.

Propagazione idraulica e stabilità numerica

La propagazione con Dynamic Wave è utile quando sono presenti rigurgiti, cambi di regime, condotte in pressione e interazioni fra rami della rete. La scelta del passo temporale deve garantire adeguata stabilità rispetto alle caratteristiche geometriche e idrauliche; un valore eccessivo può rendere i risultati poco affidabili anche quando la simulazione termina.

Non è sufficiente osservare la sola portata massima. Vanno analizzati i livelli nei nodi, le pressurizzazioni, le eventuali esondazioni, i tempi di permanenza e le condizioni agli sbocchi. Il bilancio di continuità fornisce un importante indicatore di qualità, ma un errore contenuto non dimostra, da solo, la correttezza delle ipotesi fisiche.

Verifiche minime del modello

  • Controllo delle aree drenate e dell’attribuzione sottobacino–nodo.
  • Coerenza delle quote di fondo e delle geometrie delle condotte.
  • Valutazione delle condizioni al contorno, soprattutto in presenza di rigurgito.
  • Verifica dei volumi affluenti, convogliati ed eventualmente esondati.
  • Analisi degli avvisi e dei messaggi diagnostici del software.
  • Analisi di sensibilità sui parametri che incidono maggiormente sui risultati.

Un modello numerico è uno strumento di verifica, non un sostituto dei rilievi, dei controlli di plausibilità e del giudizio tecnico del progettista.